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Non ho lavorato gratis ma in perdita

Non ho lavorato gratis ma in perdita (di Chiara Manfrinato)

Una casa editrice (d’ora in avanti CE) con la quale ho già collaborato in passato mi contatta e mi propone di tradurre un nuovo libro.
Il romanzo è bello, sulla tempistica (corretta) e sulla tariffa (accettabile) ci accordiamo rapidamente, quindi firmo il contratto (che prevede, tra le altre cose, il pagamento a 90 gg dalla consegna).
Mi chiudo in casa per un paio di mesi e traduco, consegno in tempo (anzi, su richiesta della redazione, con un po’ d’anticipo) e in CE sembrano soddisfatti del mio lavoro.
Segue la routine della revisione e delle bozze, e finalmente il libro esce.
Passano i 90 giorni e timidamente sollecito il pagamento.
I giorni, così come le settimane, continuano a passare e io continuo a sollecitare, finché ricevo un acconto (meno di un terzo del compenso totale).
Altri giorni, altre settimane, e dopo diversi scambi di mail, con l’amministrazione ci accordiamo per un saldo dilazionato, fissando importi e date. Ma i termini di questo accordo non vengono rispettati per mancanza di liquidità della CE.
Così, avendole tentate tutte, decido di rivolgermi a un legale (l’avvocato non lavora gratis; mi ha spedito una fattura e io l’ho pagata). A distanza di qualche tempo, un giudice emette un decreto ingiuntivo che, completato il suo iter, diventa esecutivo. Eppure continuo a non ricevere nessun bonifico dalla CE.
Intanto altri creditori si sono rivolti a un legale e altri giudici hanno emesso altri decreti ingiuntivi che sono diventati esecutivi. C’è quindi la concreta possibilità che a breve la CE venga dichiarata fallita. In quel caso, per essere iscritta al registro dei creditori, dovrei pagare una tassa di circa 200 € rischiando però di non recuperare un centesimo, perché per poter liquidare i creditori è necessario che il curatore fallimentare trovi beni o soldi (beni e soldi che gli ufficiali giudiziari non hanno trovato).
Tra qualche tempo, inoltre, l’Agenzia delle Entrate mi scriverà per chiedermi di pagare una somma (circa 350 €) per le spese di registrazione dell’atto (il decreto ingiuntivo). E io dovrò pagarli, quei 350 € (se non lo facessi rischierei cartelle di Equitalia, fermo amministrativo e amenità varie).

Morale della favola: la legge mi tutela (sulla carta, ma non nei fatti) e io, nonostante un regolare contratto firmato e controfirmato, non ho lavorato gratis ma in perdita.

Questo è il racconto di un singolo ma non è un caso isolato: sono tanti i traduttori e i collaboratori esterni che hanno vissuto e vivono esperienze simili.
Raccogliere storie come questa può aiutarci a farci un quadro delle storture del panorama editoriale italiano ma può servire soprattutto a sollevare domande e a cercare di ottenere delle risposte.

Nello specifico, vorremmo chiedere delucidazioni agli avvocati, proprio per tentare di capire e di proporre soluzioni.

1. Com’è possibile che, nonostante un decreto ingiuntivo esecutivo, una CE (o una qualsiasi azienda) NON paghi un traduttore (o un qualsiasi lavoratore autonomo) che abbia onorato un contratto ed emesso regolare fattura?

2. Il problema nasce perché la CE in questione è una società di capitali (nel caso specifico, una S.r.l.)? La situazione sarebbe la stessa se la CE fosse una S.p.a.? E se invece la CE fosse una società di persone (per esempio una S.a.s. o una S.n.c.)? O se si trattasse di una ditta individuale?

3. Pur avendo firmato un regolare contratto, pur avendo intrapreso le vie legali, pur avendo ottenuto un decreto ingiuntivo esecutivo, un lavoratore autonomo che abbia reso dei servizi a una S.r.l. o a una S.p.a. non ha la certezza di recuperare il credito. È corretto? E perché può succedere?

4. In assenza di parti sociali e di un CCNL, e tenuto conto del fatto che perfino un decreto ingiuntivo esecutivo non garantisce il recupero del credito maturato nei confronto di un committente, come può un lavoratore autonomo tutelarsi senza di rischiare non solo di lavorare gratis ma anche in perdita (tenendo conto che dovrà pagare per le spese legali e quelle amministrative di registrazione degli atti)?

(Se ci fossero avvocati in ascolto disposti a risponderci, li invitiamo a scriverci all’indirizzo redazione.occupay@gmail.com, autorizzandoci a pubblicare le risposte in un articolo che ci piacerebbe pubblicare a breve a corollario di questo.)

[Chiara Manfrinato ha lavorato per una decina d’anni nell’editoria, principalmente traducendo narrativa contemporanea.]

Foto: Florian Klauer

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